Cosa fare dopo la morte di un genitore: guida pratica alla successione

Sapere cosa fare dopo la morte di un genitore — soprattutto nel mezzo del dolore — non è semplice. Eppure ci sono adempimenti precisi, con scadenze che non si possono ignorare, che vanno gestiti nei giorni e nei mesi successivi al decesso. Questa guida ti accompagna passo dopo passo: dalle prime ore alla dichiarazione di successione, passando per i documenti necessari, i costi e il ruolo del geometra quando nell’eredità ci sono case o terreni.

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Sono Alessia Zotti, geometra: ti seguo dalla dichiarazione alla voltura, in tutta Italia.

Le prime ore: cosa fare subito dopo il decesso

Il primo adempimento formale è la denuncia di morte, che deve essere presentata al Comune entro 24 ore dal decesso. Se il genitore è morto in ospedale o in una RSA, ci pensa direttamente la struttura sanitaria. Se è morto a casa, bisogna chiamare il medico di base o il medico di guardia, che rilascia il certificato di causa di morte. Subito dopo si contatta un’impresa di onoranze funebri, che si occupa anche delle pratiche burocratiche legate ai funerali e alla registrazione del decesso in Comune.

Il Comune rilascia il certificato di morte: è il documento su cui si basa tutto quello che viene dopo, dalla banca all’INPS fino alla successione. Richiedine più copie fin da subito — ti serviranno in più uffici e non sempre è possibile presentare fotocopie.

Nei giorni immediatamente successivi è utile comunicare il decesso all’INPS se il genitore percepiva una pensione, per bloccare i pagamenti ed evitare conguagli futuri. Va avvisata anche la banca: i conti vengono bloccati al momento della morte e per sbloccare le somme bisogna portare a termine la successione.

La banca blocca i conti non appena riceve comunicazione del decesso. Non è un ostacolo burocratico: è una tutela per gli eredi. Le somme restano lì, al sicuro, in attesa che la successione venga completata.

Cosa fare dopo la morte di un genitore: la successione ereditaria

La successione è il passaggio formale di tutto ciò che il genitore possedeva — case, conti correnti, investimenti, auto, ma anche debiti — agli eredi. Non è automatica: bisogna attivarsi, raccogliere i documenti e presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate.

La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso. Possono presentarla gli eredi direttamente, oppure un professionista abilitato che li rappresenta: un geometra, un notaio o un CAF. Il geometra, in particolare, è la figura più indicata quando nell’eredità ci sono immobili, perché gestisce in un unico percorso sia la parte catastale che la dichiarazione vera e propria.

Dal 1° luglio 2025 è operativo il sistema di autoliquidazione: gli eredi calcolano autonomamente le imposte dovute e le versano tramite modello F24 entro 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione. Non si aspetta più l’avviso dell’Agenzia delle Entrate — si calcola, si paga, si chiude. L’Agenzia effettua poi i controlli entro due anni.

Per una panoramica completa su chi sono gli eredi legittimi, come si calcola l’asse ereditario e quando si paga l’imposta di successione, trovi tutto nella guida completa alla successione ereditaria.

Se ci sono immobili nell’eredità, il primo passo è la verifica catastale

Quando nell’eredità ci sono case, appartamenti o terreni, il geometra entra in gioco prima ancora di presentare la dichiarazione. Il motivo è preciso: prima di trasferire un immobile — anche per successione — bisogna verificare che la situazione catastale e urbanistica sia in regola.

La planimetria depositata in Catasto corrisponde allo stato reale della casa? Ci sono modifiche fatte negli anni — un muro spostato, un bagno aggiunto, un soppalco — che non sono mai state aggiornate? Se ci sono difformità, vanno sanate prima di procedere. Altrimenti, se gli eredi un giorno volessero vendere l’immobile, il rogito si blocca.

Se nell’eredità ci sono immobili, la prima cosa che facciamo è verificare che la planimetria catastale corrisponda allo stato reale della casa. Sembra un dettaglio, ma può bloccare tutto.

In concreto, il geometra effettua un sopralluogo e confronta lo stato di fatto con la planimetria depositata in Catasto. Se ci sono difformità, aggiorna la planimetria tramite DOCFA. Calcola poi la rendita catastale rivalutata, che è la base su cui si determina il valore imponibile per l’imposta di successione. Una volta completata la successione, cura la voltura catastale: il passaggio formale degli immobili dal nome del defunto a quello degli eredi.

Puoi approfondire tutti questi passaggi nell’articolo dedicato a cosa succede agli immobili nella successione.

I documenti da raccogliere per la dichiarazione di successione

Raccogliere i documenti in anticipo fa risparmiare settimane. Ecco cosa serve nella maggior parte dei casi:

  • Certificato di morte (originale o copia autentica)
  • Documento d’identità e codice fiscale del defunto
  • Codice fiscale di tutti gli eredi
  • Eventuale testamento (se esiste, va prima pubblicato dal notaio)
  • Visura catastale e planimetria di ogni immobile nell’asse ereditario
  • Estratto conto bancario al momento del decesso per ogni conto intestato al defunto
  • Documentazione su eventuali debiti, mutui o finanziamenti

Ogni situazione è diversa: se ci sono quote societarie, polizze vita, titoli o beni all’estero, la documentazione si allarga. Per la lista completa con le istruzioni su dove reperire ogni documento, consulta la sezione dedicata ai documenti necessari per la successione.

Le scadenze da non perdere

Queste sono le scadenze principali da tenere a mente dopo la morte di un genitore. Tenerle sotto controllo fin dall’inizio evita sanzioni e problemi.

Adempimento Scadenza
Denuncia di morte al Comune Entro 24 ore dal decesso
Comunicazione del decesso all’INPS Il prima possibile
Dichiarazione di successione Entro 12 mesi dalla data del decesso
Pagamento imposte (F24 autoliquidazione) Entro 90 giorni dalla presentazione
Voltura catastale degli immobili Entro 30 giorni dalla dichiarazione di successione

I 12 mesi per presentare la dichiarazione di successione sembrano tanti, ma tra raccolta dei documenti, verifica catastale degli immobili e accordi tra eredi il tempo passa in fretta. Meglio iniziare subito, senza aspettare.

Superare il termine dei 12 mesi non significa perdere l’eredità, ma comporta sanzioni calcolate sull’imposta dovuta. Se la dichiarazione viene presentata entro i 30 giorni successivi alla scadenza, la sanzione è ridotta. Oltre, si applicano le sanzioni ordinarie previste dal D.Lgs. 346/1990.

Quanto costano le pratiche di successione

I costi dipendono da cosa c’è nell’eredità e da quanto è complessa la situazione. Le imposte di successione si calcolano sul valore netto dell’asse ereditario, al netto delle franchigie. Per i figli (e il coniuge) la franchigia è di 1.000.000 euro a testa: solo sull’eccedente si applica l’aliquota del 4%. Nella maggior parte delle successioni tra genitori e figli, quindi, non si paga imposta di successione.

Le imposte ipotecaria e catastale sugli immobili si pagano sempre, indipendentemente dalla franchigia: il 2% e l’1% sul valore catastale, ridotte a 200 euro fissi ciascuna se l’immobile diventa la prima casa dell’erede. A queste si aggiungono le spese tecniche del geometra per la verifica catastale, l’eventuale aggiornamento DOCFA e la voltura. Per una panoramica dettagliata con i range di costo reali, leggi l’articolo dedicato ai costi da sostenere per la successione.

Domande frequenti

Si può rinunciare all’eredità di un genitore?

Sì. Se l’eredità ha più debiti che attivi, è possibile rinunciare formalmente all’eredità davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale competente. La rinuncia deve avvenire entro 10 anni dalla morte, ma se si è già nel possesso dei beni ereditari i tempi si accorciano. In alternativa, si può accettare con beneficio di inventario: si entra nell’eredità, ma la responsabilità per i debiti è limitata al valore dei beni ereditati.

Cosa succede se non si fa la dichiarazione di successione?

L’omissione comporta sanzioni. L’Agenzia delle Entrate può accertare l’eredità d’ufficio e applicare le imposte con maggiorazioni significative. In presenza di immobili, la mancata voltura catastale impedisce qualsiasi atto successivo: non si può vendere, donare né iscrivere un’ipoteca sull’immobile.

Serve sempre un notaio per la successione?

No. La dichiarazione di successione non richiede il notaio e può essere presentata direttamente dagli eredi o tramite un geometra abilitato, un CAF o un commercialista. Il notaio è necessario solo se si vuole stipulare un atto di divisione dell’eredità tra eredi in forma pubblica, oppure se c’è un testamento da pubblicare.

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